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Lo Statuto del Pd sardo è una cosa seria
Niente tranelli, le nostre speranze in 4 punti

La burocrazia e i regolamenti non mi hanno mai appassionata. Ho sempre preferito la poesia, i voli pindarici, gli animali e le rose rosse. Devo ammettere però che, da qualche mese a questa parte, mi capita spesso di pensare a quanto lo Statuto del Partito democratico sardo potrebbe facilitare il percorso iniziato a fine anno con l’elezione di Silvio Lai a segretario regionale.
Certo, in una fase precaria come quella che vive la più bella e triste isola del Mediterraneo, l’attenzione di politici e sognatori silenziosi –talmente silenziosi che in troppi fingono di non accorgersi della loro esistenza - appare interamente concentrata sulla costruzione di un nuovo rapporto fra capitale e lavoro, di una relazione diretta fra diritti e doveri, di una maggiore sintonia fra libertà e opportunità, di sfumature di colore fra il bianco e il nero.
Ma, paradossalmente proprio per definire con chiarezza e determinazione i contorni del nuovo ordine sociale a cui si vorrebbe dare corso, urge che il maggiore partito di opposizione – quello che potrebbe rappresentare, finalmente, l’alternativa a un Centro-destra sardo vuoto e confuso (sabato da un balcone della sede di Forza Italia in via Roma a Cagliari, si intravvedeva uno striscione “Siamo coi precari della scuola”. Qualcuno avrà spiegato loro che la futura mamma Gelmini è azionista di maggioranza del Popolo della libertà?), si doti di un sistema di regole inequivocabili e innovative.
Quattro gli aspetti dello Statuto del Pd sardo ai quali guardo con speranza consapevole di interpretare il pensiero di tanti dirigenti e militanti di questo, potenzialmente meraviglioso e di sinistra, Partito democratico.
1.Limite dei due mandati consecutivi a ogni livello istituzionale con valutazione dei meriti sin dopo il primo mandato. La prassi introdotta giusto un anno fa in occasione delle regionali va formalizzata. Due mandati significano 10 anni di lavoro. 10 anni di lavoro se proficui sono sufficienti a lasciare il segno e contribuire al bene comune. E’impensabile che si prevedano due mandati senza valutazione e se si è considerati indispensabili addirittura un terzo allo stesso livello istituzionale. Possibilità di deroga ai due mandati consecutivi? Si. Solo nel caso nasca un’altra Nilde Jotti, un altro Berlinguer, un altro De Gasperi, un altro Pertini, un’altra Finocchiaro.

2.Primarie regolate con attenzione per evitare che possano diventare un regolamento di conti fra Guelfi e Ghibellini. Primarie aperte per eleggere il segretario regionale e individuare candidati agli incarichi monocratici e alle nomine nelle liste bloccate. Con la speranza che al più presto intervenga una nuova legge elettorale che cancelli lo scempio dei consiglieri regionali e/o parlamentari che diventano onorevoli senza dimostrare quanto contano in numero di consensi. Primarie fra gli iscritti per i dirigenti dei livelli provinciali e comunali. Voto di preferenza in luogo di liste bloccate. Le primarie fatte attraverso liste bloccate sono una farsa.

3.No al premio di maggioranza alle liste collegate al segretario. E’ pura follia e sa di berlusconiano. Meglio l’attribuzione proporzionale sulla base dei voti ottenuti dalle singole liste. Non si possono appiattire le differenze all’interno di un Partito. Bisogna avere l’autorevolezza e la caparbietà di trasformarle in valore aggiunto.

4.Si all’alternanza di genere nella composizione delle liste, in tutte però anche nelle prossime liste che si faranno per l’elezione dei Consigli provinciali. Si alla Conferenza regionale delle democratiche. Sono ancora troppe le discriminazioni, nel partito e nelle istituzioni per non prevedere strumenti di monitoraggio del rispetto della parità di presenza negli organismi di partito e nelle Istituzioni di uomini e donne. Parità uomini/donne anche negli organismi esecutivi del Partito e nei ruoli apicali dello stesso ( segretari regionali e territoriali).
Queste le regole statutarie che potrebbero aiutare a costruire un Partito democratico, moderno e capace di intercettare le esigenze di Italiani e Italiane in attesa di una alternativa vera e convincente.
Mentre attendo con speranza l’assemblea regionale del 12 febbraio mi ri-sconnetto dal mondo reale e torno a giocare con i miei bellissimi aquiloni. Grazie a loro riesco comunque a volare alto.

 

9 Febbraio

bianca bardot 

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