Russia, guerra, appello delle donne delle minoranze nazionali

pubblicato dal canale telegram Resistenza Femminista Contro la Guerra (FAS), 18 maggio 2022. Traduzione a cura del blog crisiglobale.wordpress.com

Le donne della Resistenza Femminista Contro la Guerra (FAS) appartenenti a minoranze nazionali hanno scritto un appello rivolto alle rappresentanti dei popoli non russi della Russia che sostengono la FAS. Condividiamo questo appello e vi invitiamo a inviare al bot del movimento le vostre relative considerazioni, i racconti delle vostre esperienze con l’etno-nazionalismo russo e le vostre riflessioni sull’imperialismo russo. Pubblicheremo i vostri relativi testi sui canali social della FAS con l’hashtag #voice_natsmen_ok.

Il governo russo e i suoi propagandisti giustificano la guerra in Ucraina con il “nazismo” delle autorità ucraine e degli ucraini in generale. Come esempi di tale nazismo vengono citati la presunta soppressione della lingua russa e l’oppressione dei russi che vivono in Ucraina. È questa la principale giustificazione avanzata dalla Russia per l’invasione del territorio dei suoi vicini: la Russia starebbe portando loro la pace e la liberazione dall’oppressione nazionale.

Noi non russe che viviamo in Russia assistendo a ciò ci sentiamo come se fossimo sprofondate in un mondo alla rovescia. Mentre accusa il paese vicino di fomentare la discordia interetnica, la leadership russa tace sul fatto che la Costituzione della Federazione Russa, il documento più importante del paese, menziona solo il popolo russo – su 190 nazioni che lo abitano! – l’unico designato come nazione “costituente lo stato”. A tutti gli altri popoli non è stato concesso questo onore, come se non avessimo partecipato alla formazione e alla vita dello stato. Inoltre, per anni la leadership russa ha ignorato le attività dei gruppi etno-nazionalisti apertamente fascisti sul territorio del nostro Paese, ha chiuso gli occhi sulle “marce russe” che si tenevano ogni anno in molte città e non ha contrastato in alcun modo le voci di chi seminava odio. E ora starebbe salvando un paese straniero da una simile oppressione?

Il problema, in realtà, va molto al di là del modo in cui agiscono le autorità russe. La storia della Russia è una storia di centinaia di anni di imperialismo e di schiavitù coloniale dei popoli intorno a essa e al suo interno. I popoli del Caucaso settentrionale e dell’Asia centrale, della Siberia e del Nord, i popoli della regione del Volga, dell’Estremo Oriente e di altre regioni. Molti di questi popoli sono diventati cittadini dell’impero con la forza. Lo spazio di un post come il nostro non è sufficiente per enumerare tutti coloro che hanno sofferto per mano del centro imperiale. Ci hanno massacrati: gli eventi che vengono presentati nei testi scolastici di storia come, per fare un esempio, la neutrale “scoperta della Siberia” sono stati in realtà un bagno di sangue per coloro che avevano “scoperto” queste terre molti anni prima degli avventurieri di Mosca. Siamo stati russificati, ci è stato proibito di parlare la nostra lingua e di credere nei nostri dei, la nostra cultura e il nostro passato sono stati distrutti. I non russi che, per pura necessità di sopravvivenza, hanno abbandonato le loro radici per cercare di integrarsi, sono rimasti cittadini di seconda classe in Russia, costantemente esposti all’odio a causa del loro nome, del loro aspetto e della loro origine.

In epoca sovietica eravamo soprannominati “natsmen”, le minoranze nazionali. Anche quando le autorità affermavano di sostenerci e di averci “liberato”, venivamo trattati con sufficienza, e questa “liberazione” era in realtà solo una costrizione la cui forma veniva decisa dal centro imperiale. Ci è stata offerta solo una variante di modernizzazione e di futuro, quella impostata da Mosca, che ha rifiutato con disprezzo altre possibili vie di sviluppo, negando loro ogni possibilità di esistenza. L’orrenda parola “natsmen” riassume l’atteggiamento sprezzante che ci ha perseguitato per anni e che ancora oggi siamo costretti a tollerare. E “natsmen” non è ancora la parola peggiore che possiamo aspettarci di sentire, molto più spesso dobbiamo sentire parlare di “churka” [dispregiativo russo per le persone provenienti dall’Asia Centrale], “occhi stretti”, “semiti”.

Gli insulti verbali e il disprezzo non hanno impedito a Mosca di depredare le nostre repubbliche e le nostre regioni per decenni, di rubarci i soldi e di viverci sopra. Il disprezzo per i non russi non impedisce certo di utilizzare i membri delle minoranze nazionali per le loro guerre e per le ambizioni imperiali della Russia: come ha rilevato un’inchiesta della BBC, la maggior parte dei russi uccisi nella guerra in Ucraina proviene dalle aree marginali della Russia, ivi compreso da repubbliche nazionali come il Daghestan, la Buryatia e il Bashkortostan. Non ci sono state praticamente vittime provenienti da Mosca, anche se i residenti della capitale rappresentano quasi il 9% della popolazione russa. La distruzione e lo sfruttamento dei nostri popoli stanno continuando anche in questo esatto meomento, e dobbiamo fermarli.

Noi, coordinatrici e attiviste non russe della Resistenza Femminista Contro la Guerra, siamo convinte che sia giunto il momento di riconsiderare il termine “natsmen” (e al femminile “natsmen_ki”!) accettandolo con orgoglio. È giunto il momento di unirsi e di lottare per la vita alla quale aspiriamo e che meritiamo, per le nostre lingue e culture, per una Russia in cui non hanno posto l’oppressione etnica e il pregiudizio. È giunto il momento di lottare per il il principio che ogni popolo ha diritto al proprio futuro, che esiste più di un’opzione di sviluppo e che siamo liberi di sceglierla noi stesse.

Il primo passo di questa lotta è fermare la guerra imperialista in Ucraina, il cui obiettivo è conquistare un altro popolo sottraendogli territori, assoggettando il suo sviluppo agli interessi di Mosca. È giunta l’ora che la Russia lasci vivere in pace gli altri popoli e i paesi vicini, per pensare finalmente al proprio popolo. Invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il futuro dei propri popoli a unirsi alle azioni contro la guerra, a diffondere informazioni sulla guerra e sui sabotaggi – e a compiere ogni altra azione che possa contribuire a fermare la guerra.

Cosa si può fare fin da ora?

Unitevi ai rappresentanti del vostro popolo in gruppi di attivisti, discutete del futuro che desiderate per voi stesse e di come potete lottare per ottenerlo. Alcuni popoli hanno già dato vita a gruppi di questo tipo, come ad esempio “Buryatia libera” e “Calmucchi contro la guerra in Ucraina”. Esprimiamo il nostro sostegno ai partecipanti a queste iniziative.

Utilizzare la propria lingua madre come strumento di protesta, per aumentare così la visibilità delle persone che in Russia parlano una lingua diversa dal russo.

Traducete questo appello, il manifesto della Resistenza femminista contro la guerra o altri testi antiguerra nella lingua del vostro popolo. Il manifesto della resistenza femminista contro la guerra è già stato tradotto in lingua udmurta, sakha, bashkira e tatara.

Create e distribuite manifesti e volantini contro la guerra e per la decolonizzazione delle vostre terre, disegnate graffiti, organizzate proteste.

Pensate alle possibili forme di sabotaggio delle aziende locali coinvolte nel supporto alla guerra in Ucraina. Non sono solo le imprese del settore della difesa a essere coinvolte in questo processo, ma anche, ad esempio, i media o le scuole che educano i bambini alla guerra e riempiono i loro cervelli di propaganda. Non è necessario licenziarsi, si possono trovare altre soluzioni per evitare compiti evidentemente connessi alla guerra.

Inoltre, stiamo lanciando una nuova rubrica nel canale FAS con l’hashtag #voice_natsmen_ok

Inviate al nostro bot le vostre testimonianze sull’imperialismo russo e sugli atteggiamenti verso i non russi in Russia, e li pubblicheremo sul canale. La guerra in Ucraina è un ennesimo crimine di guerra e gli ucraini sono un ennesimo popolo che soffre a causa dell’imperialismo russo. Finché il passato e il presente della Russia non verranno rielaborati, finché non cesserà la spinta imperiale verso la schiavitù e la conquista, è impossibile parlare di futuro. Combattiamo insieme contro l’imperialismo russo e per la libertà di autodeterminazione nazionale.

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